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Sommario:
La scuola, e di conseguenza tutti i suoi operatori, in primo luogo gli
insegnanti, ha assunto negli ultimi decenni l’impegno e la missione di
essere laboratorio di
Media Education,
ovvero si è fatta
carico di formare, non solo le nuove generazione, ma una più vasta
fascia di popolazione (vedi attività ,CTP, PON rivolte ad adulti,
donne…) ad un rapporto efficace e costruttivo con le nuove tecnologie
dell’Informazione e della Comunicazione con tutti i risvolti ad esse
collegate consci che queste non solo non solo informano e amplificano i
fatti, ma introducono persuasivamente valori e modelli di comportamento.
Il processo di Media Education consta di due aspetti fondamentali ed
interconnessi
Educare ai
media :
cioè mettere a
tema della didattica le tecnologie, la loro conoscenza, il loro
linguaggio, le regole e il loro uso critico e creativo. Cioè rendere il
soggetto non mero utente che le subisce, ma protagonista di strumenti
utili per rafforzare la propria relazione con l’altro da sé. Con la
consapevolezza che strumenti e strategie non sono indifferenti agli
ambiti (disciplinati, ndr) in cui si utilizzano.
Educare con i
media:
servirsi dei media e delle TIC per insegnare, facendo di essi un
utilizzo strumentale per veicolare contenuti disciplinari. Con la
consapevolezza che le discipline, la loro epistemologia e le specifiche
dinamiche di insegnamento/apprendimento non restano insensibili alle
strategie e alle tecnologie che mettiamo in campo.
L’approccio
complessivo che cerchiamo è quello che consenta di introdurre le nuove
tecnologie nella didattica, creando un ambiente formativo basato sulla
curiosità, sulla creatività, sull’autonomia e sul possesso di competenze
tecniche che non siano viste come un gap o vissute come una impari
battaglia nel stare dietro la loro evoluzione continua, ma come uno
spazio di possibilità per un processo di crescita che integri
insegnanti, studenti, famiglie e “tecnici”.
In tal senso la
Media Education può incidere decisamente sul rapporto che i ragazzi
hanno con la scuola e agire sulle varie forme di disagio, nella misura
in cui si focalizza sulla relazione e dialogo tra persone (docenti e
studenti) che scelgono si vivere la dimensione dello scambio e della
collaborazione in una esperienza reale di cooperative learning.
Dopo il “bagno” di
tecnologia che le scuole hanno fatto con i PON, Internet risulta
essere, nel bene e nel male, la tecnologia di gran lunga più usata in
ambito didattico.
La sua accezione,
positiva o negativa, percepita spesso in base al numero di problemi che
crea o risolve, dipende dall’utilizzo che se ne fa e di conseguenza
dalla funzione che essa assume all’interno del sistema di relazioni in
cui si muove. In altre parole, La percezione della sua efficacia (o
dannosità) didattica dipende, in gran parte, dal clima che l’insegnante
riesce a creare con gli studenti che può essere a seconda dei casi di
collaborazione costruttiva, ricerca e curiosità oppure di
contrapposizione, sconforto, sfida tra ricerca la cyber-trasgressione e
chi la deve reprimere.
I ragazzi di oggi
nascono e crescono insieme ad Internet e al cellulare. Esprimono
emozioni o opinioni tramite blog e forum, cercano notizie tramite i
motori si ricerca, scambiano materiali audio-video con reti P2P (peertopeer)
come emule e torrent, si prendono e si lasciano tramite
sms o
chat ,
cercano in rete amicizia e affetti attraverso i social network, provano
emozioni “forti” (violenza e pornografia) da videoteche più o meno
“moderate”, si creano vite parallele in giochi di realtà virtuale come
Second Life,
scambiano e acquistano prodotti commerciali, attraverso mercatini e
siti più o meno specializzati, come
E-bay o
i veri e propri negozi virtuali.
Tutto questo fino
ad arrivare, talvolta, a patologie da dipendenza e perdita del rapporto
con la realtà, rischio che si comincia a correte quando, nell’economia
della giornata di bambini e adolescenti, comincia a prevalere a scapito
di attività sociali, ricreative, sportive, di spazi di aggregazione
concreti. Quando, soprattutto, i ragazzi cominciano a soddisfare con
Internet bisogni profondi che invece dovrebbero trovare risposta nella
vita reale (quando per esempio cercano informazioni circa sfere intime,
sentimentali, quando è più semplice flirtare on line che con i propri
coetanei in carne e ossa, ecc…).
Ma cos’è che
attrae tanto fino a trasformare questa grande opportunità in un problema
serio. Proviamo a tracciare, per grandi linee, i punti di forza di
questi straordinari strumenti con particolare riferimento ai social
network che tanto fanno discutere sociologi e psicologi e che tanto
impensieriscono genitori ed insegnanti.
Interattività
Internet implica
interazione e al tempo stesso la possibilità di essere “sempre e
comunque connesso”. Anche attraverso i telefonini che ormai possono
“navigare”, ricevere contenuti dal web e assicurare la propria costante
reperibilità.
Padronanza
dello spazio-temporale
Internet
consente, proprio in virtù della sua rapidità, del suo annullare le
distanze, della sua anonimia, di sperimentare una condizione virtuale di
onnipotenza, legata al superamento dei normali vincoli spazio-temporali
e, soprattutto, alla possibilità di esplorare differenti aspetti della
propria persona.
Potere
amplificante
La possibilità
essere presenti al grande pubblico della rete di far girare in rete
contenuti facilmente prodotti attraverso cellulari o telecamere rende
Internet e le TIC fortemente attraenti agli occhi dei ragazzi che
possono dare sfogo al bisogno che i loro gesti acquisiscano notorietà,
nell’errata concezione che la “notorietà” sia l’unico modo per essere
veramente “esistenti” e “consistenti”.
Pulsione
affettiva
Il fatto di non
interloquire di persona, o di non conoscersi, abbassa timidezze e
inibizioni. Questo consente, anche ai meno “espansivi” di raggiungere
in rete elevati livelli di confidenza ed intimità sperimentando una
certa dimensione privata e appagante di seduttività, proprio perché
l’altro può essere liberamente immaginato e idealizzato e si può
analogamente “correggere” molti aspetti di se stessi. Più che mai, la
spinta all’utilizzo di Internet da parte dei ragazzi muove da una
pulsione affettiva, emotiva e relazionale.
La scuola, come al
solito, è chiamata fortemente in causa proprio a fronte di episodi che
coinvolgono i ragazzi alle prese con un uso improprio delle nuove
tecnologie: dall’invadenza dei telefonini in classe fino alla più
seria tendenza a filmare e mandare in rete video, spesso girati a
scuola, di violenza sui più deboli, bullismo, scene di sesso,
comportamenti inadeguati nei confronti dei docenti, ecc.
Perché questa
pervicacia nel provare a mettersi “nei guai”: possiamo dire che sia
riconducibile oltre che alla volontà di amplificarne l’effetto
trasgressivo, di acquisire notorietà o di provare il brivido del
rischio la ragione può anche ritrovarsi in un difetto di “competenza”.
I giovanissimi,
spesso abbastanza tecnicamente competenti, possono non essere per niente
attrezzati nel cogliere le implicazioni dei loro comportamenti (per sé e
per gli altri) , tanto più quanto maggiore è il loro coinvolgimento
emotivo nell’utilizzo queste tecnologie, non cogliendo appieno
l’ampiezza dei pericoli celati dietro il loro utilizzo. Questo
vulnus è terreno fertile perché prendano sostanza alcuni
comportamenti a rischio:
-
esposizione a
pratiche di adescamento perpetrato da adulti
-
accettazione
passiva di indicazioni scorrette in ordine a diete, sport,
abbigliamento etc.
-
utilizzo di
videogiochi violenti e diseducativi
-
ricerca e
utilizzo di informazioni scorrette in ambito scolastico di studio
-
condivisione e
reperimento di musica o film coperti da diritti d’autore
-
esposizione a
virus informatici in grado di danneggiare computer e cellulari
-
rischio di
molestie o maltrattamenti verso o da coetanei (bullismo)
-
uso eccessivo
di Internet/cellulare (dipendenza tecnologica)
Per scongiurare o
comunque contenere e controllare l’esposizione a questi rischi la Media
Education può intervenire su più livelli:
Tecnico
Attraverso
processi ricorsivi di alfabetizzazione reciproca, docenti e studenti
prendono familiarità con le funzionalità degli strumenti e coscienza
delle loro implicazioni sviluppando abilità trasversali nell’utilizzo di
efficace di strumenti adeguati a
Livello affettivo e
motivazionale
Stimolare i
ragazzi ad una riflessione sul ruolo che le nuove tecnologie svolgono
nella vita, soprattutto a quali bisogni interiori (di comunicazione, di
socialità, di riferimento adulto, ecc…) esse rispondono. L’approccio
deve poter essere tale da cogliere le cause di comportamenti poco sicuri
(spesso questi associati ad un bisogno non risolto di affetto, di
socialità, di riferimento adulto, di sessualità, ecc…) e soprattutto
di sviluppare in autonomia e creatività comportamenti adeguati.
Livello civico
Analizzando il
comportamento proprio e altrui, tradurre i bisogni reali in diritti e
riconoscere che possono essere soddisfatti e rispettati solo all’interno
di un sistema di convivenza basato su regole di comportamento condivise
che prevede, oltre ai diritti necessari doveri.
Questo è un
percorso tenderà a affrontare il problema dell’attendibilità delle fonti
d’informazione, della privacy e l’esistenza di concetti quali il diritto
d’autore.
In generale, è
importante focalizzarsi sul ruolo di educatore nel rapporto con lo
studente, per porsi come riferimento adulto di ascolto, di affetto e di
conoscenza e attraverso l’educazione nei seguenti ambiti. Questo
consentirà di evitare la logica della contrapposizione, ma quella della
collaborazione consentendo agli insegnanti di dirigere i propri sforzi
nell’educazione e nella tutela dei propri studenti piuttosto che nella
prevenzione e della repressione delle “furbate”.
Ad ogni modo, è
possibile delineare una serie di strategie gestionali tanto sul piano
della dell’attività didattica quanto della datazione tecnologica.
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Strategia
didattica |
Supporto
tecnologico |
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Realizzazione di un walled garden (white list) didattico:
definire un bacino di siti "consentiti" può essere per gli
insegnanti una occasione di ricerca "mirata" e di costruzione di
un progetto di consultazione di informazioni secondo scopo
didattico ben preciso. Nella identificazione dei siti utili si
potrebbero coinvolgere i ragazzi invitandoli a segnalare e
recensire siti adeguati e coerenti con lo scopo della ricerca. |
La tecnica
del walled garden prevede a livello tecnologico la presenza di
una rete servita da un proxy server centralizzato o l’uso di
browser o S.O. con funzioni di parental control e la
possibilità di gestire white list. |
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Attribuire
allo studente un proprio account grazie al quale viene
autenticato a ciascun accesso. Il poter definire uno specifico
profilo di utenza a ciascun utente e tracciarne l’attività
costituisce un deterrente verso comportamenti irresponsabili pur
lasciando libertà di movimento in rete. |
Richiede
la presenza di una rete in architettura di dominio. |
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Dotare la
rete di un filtro Web che impedisca la connessione a siti
classificati indesiderabili o con contenuto non desiderato. Le
categorie di contenuti oggetti di “filtraggio” possono essere
identificati in: Comportamenti criminali, Occultismo,
Appuntamenti e incontri, Droghe, Estremo/Oscenità/Violenza,
Spazi Per Adulti, Giochi d'azzardo, Sesso. |
Il filtro
può essere gestito localmente da un server proxy o ci si può
affidare a servizi erogato dal provider. |
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Disposizione le workstation intorno alla postazione docente in
modo che tutti i monitor siano a vista senza la necessità di
inutili giri di ispezione. |
Aula o
laboratorio progettati e cablati ad hoc o costituiti da
notebook wireless tali da poter essere collocati a piacere.
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La
proposizione di attività intense e precise, fatte precedere da
una abbondante fase di preparazione in ordine ad obiettivi,
metodologie, keywords, risorse e risultati richiesti, calibrate
per un tempo di lavoro appena sufficiente, scongiurano il le
tentazione di divagazione o il pericoli di incontrare siti non
desiderati. |
Possibilità di piattaforme in cui disporre costantemente delle
consegne rispetto al lavoro e su cui elaborare e “pubblicare”
specifici set di documentazione che accompagnano il lavoro in
corso di svolgimento (working paper, concept paper, teaching
notes ecc.). |
A proposito di
filtraggio è il caso di riflettere sul fatto che alcune categorie come:
Arte e Cultura, Chat, Intrattenimento, Giochi, Informazioni di tipo
generale, Hate Speech, , Pagine Personali, Politica e valori sociali,
Portali, Salute e cura di sé stessi, Sport, Stili di vita Viaggi,
Vendite online, Usenet News e Webmail possono presentare “aperture” o
contenuti tendenzialmente a rischio. Partendo dal concetto che è
meglio conoscere che ignorare è bene che l’insegnante lasciando la
possibilità di esplorarli, se pur con attenzione e cautela, cerchi di
contestualizzare, discutere e promuovere approfondimenti rispetto a
quanto trovato piuttosto che lasciare il tutto nell’affascinante mondo
della trasgressione.
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